(Nuclear Blast Records) Il nono album degli Epica è vestito da una copertina realizzata da Hedi Xandt (Rammstein, Ghost e altri) e con un titolo preso da una scultura in bronzo dell’artista polacco Stanisław Szukalski che rappresenta l’ispirazione e il rinnovamento. Szukalski, che aveva molte teorie e alcune anche stravaganti, riteneva che ogni dettaglio è un’opera d’arte in sé. La combinazione di dettagli ed elementi produce un’opera suprema, nel caso del nuovo lavoro degli olandesi. Ogni elemento della band ha contribuito in maniera determinante ad “Aspiral”, producendo infatti un’opera ispirata e con segni di rinnovamento. Con la consuetudine del taglio sinfonico e operistico, nonché i suoi immensi cori, “Aspiral” rispetto al più recente passato suona in maniera più fluida, leggasi anche accessibile, e misuratamente prog. Di fatto una buona parte delle canzoni non sono eccessivamente lunghe, fatta eccezione per almeno tre di esse, e qualcuna ha il dono di una sua immediatezza, melodica e strutturale, come la spartana opener “Cross the Divide”, “T.I.M.E.” oppure “Apparition”. Al centro della musica svetta Simone Simons, una delle ugole migliori in assoluto della scena metal mondiale. A Mark Jansen e Isaac Delahaye, chitarre, va ascritto l’uso di un groove che interviene nelle partiture, gonfiando un po’ i suoni e fornendo un mood quasi djent metal. Queste chitarre corpose e armate da assoli travolgenti, evitano che il clima diventi troppo fiabesco. Cosa che accade quando i cori sono quelli di infanti e l’atmosfera diventa troppo alla T. Holopainen e ciò non va bene. L’essere imperiosi degli Epica si manifesta e con un lato sinfonico ben cucito con le chitarre che non soffrono dunque la presenza orchestrale e in più punti dell’album alzano il loro livello di dominanza. Si pensi ai breakdown agganciati ai fraseggi sinfonici e tastieristici di “Fight to Survive – The Overview Effect”. Questa per esempio è anche una canzone che porta in dote un tasso di groove importante ma non è la sola. Nella stessa misura però ci sono tastiere e sinfonismi o cori a tracciare la direzione in più composizioni, come “Darkness Dies in Light – A New Age Dawns Part VII” oppure “The Grand Saga of Existence – A New Age Dawns Part IX”. Se Coen Janssen e le sue tastiere e orchestrazioni hanno un grosso peso nell’economia di “Aspiral”, Ariën van Weesenbeek con la batteria si destreggia tra pattern decisamente metal e altri che vanno verso il prog. Gli Epica si mostrano con una capacità compositiva molto interessante e dopo oltre venti anni di attività.

(Alberto Vitale) Voto: 8,5/10