(Osmose Productions) Il 2025 segna trentun’anni di carriera per questa band che ruota ormai da anni attorno alla figura di Sulphur, voce e chitarra. Lui è l’anima di questo universo black-thrash metal che in “Demon Steel” si espone a livelli intensi. Gli Urn sono furiosi, ammantano di nero catrame ogni cosa ma suonando con quella veemenza a tratti sfacciata simile ai Venom, oppure con un’irruenza smodata e significativamente black metal influenzata da cose dei Sodom per esempio. Essendo finlandesi poi esibiscono un pizzico di quella esuberanza dei loro connazionali Impaled Nazarene. La produzione premia la volontà della band di lanciarsi anche in brani strutturati e con qualche cambio di passo o melodico significativo. Sono l’apocalisse in diversi momenti di “Demon Steel”, tipo in “Iron Star” e “Burning Blood’s Curse”, ma gli Urn sono anche più espressivi, lanciati in cavalcate che ti portano più in là. “Hair Of Tyrants” per esempio, composizione che vede a più riprese un repentino cambio di registro e un assolo fulminante e incantevole. “Wings Of Inferno” però pare essere il momento più trascinante, con un tema sonoro coinvolgente, al pari di un inno tracciato però dalla chitarra. Un album che cattura da subito, pronto a restituire poi con ascolti successivi più particolari, qualche buona idea nell’arrangiamento e il tutto in mezzo a questa valanga di black e thrash metal.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10